Disturbi Alimentari

L’anoressia e la bulimia sono il sintomo tangibile di un dolore che non si vede, di un disagio psicologico lungamente incubato, segno di una crepa nella memoria o nella vita familiare

Fabiola De Clerq

I disturbi del comportamento alimentare sono uno spettro di disturbi in cui l'individuo presenta una relazione alterata con il cibo, che comporta una modificazione dell'immagine corporea, disturbi emotivi e una serie di comportamenti ad essa collegati, che compromettono significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale.

PERCHE' SI SVILUPPANO?

Negli ultimi 30 anni, la ricerca ha messo in evidenza la correlazione tra eventi traumatici e lo sviluppo di una forma di disturbi alimentari. Questa correlazione varia dal 30 al 50% nei vari studi (Putnam, 2001).

Il DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, 2013) parla di una serie di fattori di rischio ambientali per lo sviluppo dei disturbi alimentari, quali:

  • abuso o abbandono infantili

  • evento di vita stressante

  • situazioni stressanti e problemi nella relazione genitori-bambino

  • psicopatologia nei genitori

  • ansia familiare

QUALI SONO?

I disturbi più comunemente diagnosticati sono Anoressia nervosa, Bulimia nervosa e Disturbo da alimentazione incontrollata o binge eating disorder:

  1. Anoressia nervosa

L'anoressia è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da una restrizione dell’alimentazione, dovuta ad un’eccessiva preoccupazione per il peso e le forme corporee, che si esprime in una continua e ossessiva paura di ingrassare e nella ricerca della magrezza.

I pensieri nei riguardi del cibo e del suo controllo divengono così “pervasivi”, così fortemente presenti nella mente, da assumere la forma di una sorta di rimuginio instancabile che non lascia spazio ad altro.

Le caratteristiche di questo disturbo sono:

- Rifiuto di mantenere il peso corporeo al livello minimo considerato normale in rapporto all’età e alla statura o al di sopra di esso (peso al di sotto dell’85% di quello atteso)

- Intensa paura di aumentare di peso o di ingrassare, anche se sottopeso

- Disturbi nel modo di sentire il peso e le forme del proprio corpo, che hanno un’influenza sulla valutazione di sé e sulla negazione della gravità del sottopeso

- Amenorrea, cioè assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi

L'anoressia si può presentare nella forma restrittiva (rifiuto del cibo) o con abbuffate e condotte di eliminazione (per esempio vomito autoindotto o abuso/uso improprio di lassativi o diuretici).

L’anoressia nervosa è presente in uguale misura in tutte le classi sociali e, in Italia, coinvolge circa 3 milioni di abitanti: secondo le ultime stime, coinvolge il sesso femminile nel 95,9% dei casi, contro il 4,1% dei maschi. L’età di insorgenza del disturbo è compresa fra i 12 e i 25 anni, con la frequenza maggiore fra i 13 e i 16 anni, anche se negli ultimi decenni si registra una progressiva diminuzione dell'esordio del disturbo, fino ad arrivare a casi di bambine di 8-9 anni.

COMPRENDERE IL DISTURBO

Per comprendere i processi che mantengono il disturbo nel tempo, dobbiamo considerare gli aspetti relazionali e sociali della vita del paziente. Le anoressiche, soprattutto se restrittive, tendono a presentarsi come persone estremamente dotate, intelligenti, capaci. Addirittura, possono essere ottime cuoche e cucinare spesso per gli altri, familiari compresi. A scuola ottengono generalmente buoni, se non ottimi risultati.

Il paziente anoressico è portato a rivolgere il proprio controllo su se stesso e sul proprio corpo. Non mangiare significa sentire che agisce un controllo volontario, superiore ad una spinta “fisiologica” dell'organismo, controllo che offre una sensazione di potere. Per questo può succedere che nelle prime fasi del decorso patologico ci sia un picco di euforia, che scaturisce proprio dalla sensazione di gestione e controllo. La fase successiva è invece più cupa, poiché tutta l’attenzione sarà posta sull'essere malati, soprattutto in base alle considerazioni di familiari e partner.

Spesso si crea una lotta, per cui i parenti cercano di convincere il paziente a mangiare, anche con minacce, e la maggior parte delle volte i genitori preparano la tavola anche se sanno che il proprio figlio non mangerà, come se “nutrissero” la speranza che avvenga un miracolo. Ma ogni atto teso a cercare di convincere il paziente a mangiare è destinato a fallire e alimenta incomprensioni che portano il paziente a mantenere il sintomo. Il sintomo per il paziente è una conquista e più si andrà contro tale conquista anche se patologica e disfunzionale, maggiore sarà la possibilità che il sintomo si cronicizzi.

  1. Bulimia nervosa

La Bulimia Nervosa (letteralmente“fame da bue”) si caratterizza per la presenza di crisi bulimiche (o “abbuffate”) in cui una persona ingerisce, spesso senza sentirne il sapore, grandi quantità di cibo perdendo letteralmente il controllo sul suo comportamento alimentare, tanto da ingerire anche cibi crudi o surgelati.

Esistono due sottotipi: con condotte di eliminazione (vomito autoindotto, diuretici, lassativi) e senza condotte di eliminazione (digiuno ed esercizio fisico).

CARATTERISTICHE:

1. Episodi ricorrenti di abbuffate, in cui viene ingerita una quantità di cibo significativamente superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo e in circostanze simili o in cui vi è la sensazione di perdita di controllo durante l’episodio (es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o di non controllare che cosa o quanto si sta mangiando).

2. Frequenti e inappropriate condotte di compensazione per prevenire l’aumento di peso (es. vomito autoindotto, lassativi, diuretici o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo).

3. Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano in media almeno una volta a settimana per 3 mesi.

4. Autostima eccessivamente influenzata dalla forma del corpo e dal peso.

5. Il disturbo non si manifesta esclusivamente durante episodi di anoressia nervosa.

Il livello di gravità è basato sulla frequenza delle condotte compensatorie a settimana:

- lieve: da 1 a 3 episodi

- moderato: da 4 a 7 episodi

- grave: da 8 a 13 episodi

- estremo: 14 o più episodi

Le persone che soffrono di questo disturbo spesso sono normopeso o leggermente sovrappeso o sottopeso, pertanto il ciclo mestruale non è generalmente compromesso.

La bulimia ha in comune con l’anoressia l’influenza ingiustificata che la forma e il peso del corpo hanno sull’autostima e la centralità attribuita ai pensieri sul cibo.

COMPRENDERE IL DISTURBO

La persona affetta da bulimia punta al controllo del corpo e all’ideale di magrezza, ma non riesce a contrastare la crisi bulimica, spesso descritta con un vissuto di depersonalizzazione, per cui l’ingestione avviene in modo automatico senza percepire la possibilità di contrastarla.

Inoltre, l'abbuffata è legata ad una regolazione degli stati emotivi negativi: attraverso la crisi si sente di riuscire a gestire forti sensazioni di vuoto e di perdita, provando un temporaneo sollievo e senso di piacere. Questi “effetti positivi” sono però subito sostituiti da una profonda angoscia sia di ingrassare, sia di non essere riusciti ad avere il controllo. Questa sensazione può innescare comportamenti compensatori, come il vomito, che danno l'illusione di abbassare l'ansia, ma presto può comparire un senso di vuoto che può originare un nuovo ciclo di abbuffate.

Ognuno può dare un significato diverso a queste condotte, ma in comune c'è il vissuto di segreto, incomunicabilità, il senso di vergogna e di colpa. Per questo, il disturbo viene spesso nascosto agli amici e familiari per molto tempo, anche anni, e si aspetta a chiedere aiuto il più a lungo possibile.

La bulimia può compromettere aree importanti della vita della persona, come l'evitare situazioni sociali in cui si sta a tavola con gli altri, oppure il diventare ansiosi e irritabili.

Il funzionamento bulimico, infatti, è quasi sempre associato a un’instabilità dell’umore e a una vulnerabilità alla depressione.

  1. Disturbo da alimentazione incontrollata

È un disturbo caratterizzato da ricorrenti episodi di abbuffate, almeno una volta a settimana per tre mesi. Le abbuffate non sono però compensate in modo regolare come nella bulimia nervosa (con vomito o attività fisica), e le persone che soffrono di questo disturbo mangiano in modo eccessivo anche al di fuori delle abbuffate con spuntini che si susseguono in continuazione, così da essere in sovrappeso o obese.

Nella maggior parte dei casi è presente, come negli altri disturbi dell’alimentazione, un’eccessiva importanza attribuita al peso e alla forma corporea, sebbene in un sottogruppo di persone sia presente solo la ricerca del controllo alimentare e l’insoddisfazione corporea sia minore di quella osservata nella bulimia nervosa.

Gli episodi di alimentazione incontrollata sono delle abbuffate che presentano tre o più di queste caratteristiche:

  • mangiare più velocemente del normale;

  • mangiare fino a quando ci si sente sazi ma in modo spiacevole;

  • mangiare grandi quantità di cibo anche se non ci si sente affamati;

  • mangiare da soli a causa dell’imbarazzo o vergogna per quanto si sta mangiando;

  • sentirsi disgustato verso se stessi, depressi o molto in colpa dopo le abbuffate.

I fattori di rischio per lo sviluppo di questo disturbo sono:

  • presenza di un membro della famiglia a dieta per un qualsiasi motivo;

  • critiche di familiari su alimentazione, peso o la forma corporea;

  • episodi di vita in cui si è stati presi in giro sull’alimentazione, il peso o le forme corporee;

  • obesità dei genitori;

  • obesità personale nell’infanzia;

  • frequentazione di ambienti che enfatizzano la magrezza (es. danza, moda, sport);

  • disturbi dell’alimentazione in famiglia.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE?

Il disturbo da alimentazione incontrollata ha un impatto sulla vita della persona che ne soffre, sia da un punto di vista fisico che da un punto di vista psicologico e sociale. Possono esserci delle complicazioni mediche, secondarie allo stato di obesità come la ridotta aspettativa di vita, il diabete, malattie cardiovascolari, apnee notturne, certi tipi di cancro, ipertensione arteriosa, ecc. Dal punto di vista psicologico, le persone con questo disturbo sono spesso depresse o stressate a causa del problema alimentare, e possono presentare isolamento sociale, poiché si vergognano del proprio stile alimentare o per il fatto di essere in condizione di soprappeso o di obesità.

SERVIZI OFFERTI DALLO STUDIO DI PSICOLOGIA

  • PSICOTERAPIA

Nel percorso di terapia si prenderanno in considerazione tutti gli aspetti che riguardano il mantenimento del sintomo, l'impatto sulle relazioni familiari e si lavorerà sulle cause che hanno portato alla formazione del disturbo.

Il terapeuta dovrà valutare, in modo molto accurato, tutti i processi psicologici e psico-sociali che sono alla base del mantenimento del disturbo, procedendo nella rottura del gioco disfunzionale e nel ripristino della capacità del paziente di utilizzare le proprie risorse, non più contro se stesso ma a proprio favore. I disturbi della nutrizione e dell'alimentazione sono un fenomeno incredibilmente complesso, che coinvolge numerosi aspetti della vita dell’individuo. Quando il paziente è un adolescente, è augurabile un intervento psicologico parallelo sul paziente e sui genitori.

  • EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing)

Attraverso questo approccio, si lavora sugli episodi traumatici o sugli eventi di vita stressanti che hanno portato alla formazione del disturbo. Spesso il disturbo è la soluzione a un altro problema e lavorare su quello che c'è alla base permette di trovare alternative più funzionali che non hanno un così forte impatto sulla vita della persona e dei familiari.